In un silenzio
profano...
ascolto
la voce dentro di me,
non capisco
ciò che dice.
Vorrei
che potesse aiutarmi,
scrutarmi
ma la sento troppo lontana
al di là del mio pensiero
al di là del mio cuore
al di là della remota dimora;
all'improvviso la voce
è urlata..
capisco
ascolto
e sento
che mi dice
"Nel mondo tutti
abbiamo un posto,
il tuo è quello di amare,
di consumare i pensieri
li sui sentieri del sentimento più puro,
di aiutare e perderti
smarrita nel vuoto altrui".
Allora mi chiedo
come chi non riesce
a lasciarsi andare ,
come chi ha paura di errare:
che devo fare per conquistare
quel posto?
Io no lo vedo,è nascosto...
non trovo una risposta e la perplessità mi assale...
30.03.1996
sabato 12 gennaio 2013
venerdì 11 gennaio 2013
ALMANACCO LETTERARIO 7
10 Gennaio 1957 muore a Hempstead ,
New York, la poetessa cilena
GABRIELA MISTRAL.Il suo era
lo pseudonimo di Lucilla de Maria
del Perpetuo Socorro GodoyAlcayaga,
al quale giunse unendo
il nome dei suoi due poeti preferiti
Gabriele d'Annunzio e Frederic Mistral.
E' stata la prima donna latino americana
a vincere il Premio Nobel per la letterature,
assegnatole nel 1945.
"La donna che non culla un bimbo nel suo grembo,
il cui calore e aroma raggiunga le sue viscere,
ha tra le mani sue la stanchezza del mondo;
un'infinita angoscia le intride tutto il cuore.
Il giglio le ricorda la tempia di un bambino;
e l'Angelus le chiede altra bocca che preghi
e interroga la fonte dal seno di diamante
perchè il suo labbro spezza il cristallo tranquillo.
E nel guardarsi gli occhi si ricorda la zappa;
pensa che nel vuotarsi dei suoi no vedrà estatica
dentro quelli di un figlio il fogliame di Ottobre.
Nei cipressi ode il vento,con duplice tremore.
E una mendica incinta, il cui seno fiorisce
come messe a Gennaio,
la copre di vergogna."
11 Gennaio 1909 nasce a Tucuaremba la poetessa
uruguaiana Sara de Ibànez
"Ascoltami ora: cerca nella tua solitudine
un'ape addormentata nel sogno
che fa il suo miele senza gioia."
Reale teatro
Ho recitato abbastanza
nella compagnia teatrale
della buona educazione,
sono stata paziente
spettatrice nella platea della sopportazione.
Le maschere timide
le ho indossate fino a sentirle sulla pelle,
sono divenuta la controfigura di me stessa,
per compiacere ,
per evitare drammi inevitabili,
per evitare tragedie per me inesistenti,
ma profondamente presenti
nelle menti contorte e testardi
di chi si crede regista,
accecato da ciò che vuole vedere,
inebriato dal suo compiacere,
da quella fasulla conoscenza
di uno spettacolo che non gli appartiene.
Non leggo più il copione
non ho memoria nel cuore,
non ho rancore che sporchi l'amore;
non temo il giudizio fittizio
del folle regista...
pacatamente, divengo attrice protagonista,
consapevole dei propri errori,
della imperfetta dizione;
ma interprete di una nuova arte oratoria,
nata dalla riflessione
nata dal silenzio
...nata da me stessa...
e so che non sarà lo spettacolo perfetto,
ma sarà il mio spettacolo
solo per il mio diletto,
spettacolo senza sipario,
fra le rovine dell'esistenza smarrita...
poi ritrovata.
11.01.2013
mercoledì 9 gennaio 2013
ALMANACCO LETTERARIO 6
nasce a Castellammare di Stabia
il poeta , drammaturgo e autore
di numerose canzoni napoletane:
RAFFAELE VIVIANI.
In famiglia era chiamato Papiluccio,
da piccolo si recava con il padre
(fondatore di alcuni teatrini),al
teatrino delle Marionette a
Porta San Gennaro dove si
entusiasmava alle avventure di
Orlando e Rinaldo,si nutriva di
pane e teatro ...
Malinconia
Malinconia,
risuona l'eco del rimpianto,
terribile agonia
che fai razzia e porti via
la triste anima mia.
Rimpianto di quel tempo,
tempo sprecato nelle vane preoccupazioni,
tempo perduto in gesti fittizi,
creduti necessari,
vano tempo gettato
a colmare luoghi nascosti
nei crepuscoli quotidiani;
mentre tu eri il sorgere del sole
ed il tramonto per il nuovo giorno,
eri l'alba da scrutare
e le passeggiate da fare.
Nostalgia degli abbracci
che avrei voluto farti,
delle parole che non ho saputo dirti,
dell'ultima volta d'Ottobre in cui avrei voluto salutarti,
entrata fra le tue mura senza vederti...
ti ho donato i miei versi,
ti ho donato i miei silenzi
le mie preghiere e i mie canti.
Ora ti sento nel mio cuore
a far germogliare il seme dell'amore
a far sbocciare il fiore raro,
lento a trapelare,
annaffiato dalle mie lacrime,
nutrito dal mio dolore...
pronto a colorare
le foglie appassite.
E ti penso...ancora ti penso,
vorrei cantare con te,
consapevole che tu stai cantando per me,
canti alla mia anima tormentata,
alla mia prole addormentata,
al mio talamo nuziale.
Tu canti
oltre il mio pianto,
oltre il mio delirio nascosto,
oltre i confini del tempo,
di ieri ,di oggi e di domani...
ed io ascolto.
09.01.2013
martedì 8 gennaio 2013
ALMANACCO LETTERARIO 5
![]() |
| consiglio www.amicisciascia.it |
(Agrigento) Leonardo Sciascia,
dopo aver conseguito il diploma magistrale nel 1941,s'impiega presso il consorzio agrario della città natale, nel 1949 comincia ad insegnare nelle scuole elementari della medesima città,nel 1950 pubblica il suo primo libro Favole della dittatura.Ha così inizio il suo vasto operato di scrittore e giornalista fra cui figura un'unica opera in versi: nel1952
La Sicilia,il suo cuore.
"Come Chagall, vorrei questa terra
dentro l'immobile occhio del bue.
Non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie:soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate,i radi alberi
che s'incindono come filigrane.
Un miope specchio di pena,un greve destino
di piogge:tanto lontana è l'estate
che qui distese la sua calda nudità
squamosa di luce-e tanto diverso
l'annuncio dell'autunno
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S'incrina,se il flauto di canna
tenta vena di suono:e una fonda paura dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole,che geme
sui prati stenti,sui greti aspri,
nell'occhio melmoso delle fonti;
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dei;gli
alberi non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita."
Soli..
Siamo soli ma in compagnia
in un mondo
che non ci appartiene,
siamo volti
senza anime,
o anime senza corpi
persi in un cielo rosso,
siamo tutto,
siamo niente.
Tu sei il sole,
io sono la luna.
Siamo stelle
senza luce,
siamo lacrime d'amore.
Non siamo che soldatini
in un campo di battaglia,
siamo noi che facciamo la guerra,
siamo noi che viviamo...
spesso desiderando la morte.
Marzo 1996
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